Breve riflessioni sulla morte

Nelle culture antiche ed in quelle a tecnologìa semplice, la morte, considerata solitamente un fenomeno estraneo all’originaria natura dell’uomo, veniva e viene ancora ritenuta un avvenimento squisitamente di interesse sociale.

La morte provoca una crisi a livello di tutto il gruppo dì appartenenza, del soggetto deceduto.

Si reagisce alla trapasso con miti, riti e sì vive il medesimo secondo modelli stereotipati, prodotti dalla società di cui sì fa parte.

La morte normalmente non è vista, come fine dell’esistenza dì un indivìduo, ma come ad esempio nella concezione cristiana, di un passaggio ad altra vita.

Dì qui la necessità di specìfici comportamenti degli uomini e rivelazioni dì tipo iniziatico.

Sì hanno così varie credenze, che tendono a risolvere l’angoscia della morte. Sì viene ad identificare il defunto con un modello esemplare, (divinità), di immortalità e di perfezione.

Assodato oggi che nascita, accrescimento, riproduzione e morte, costituiscono per ogni singola specie, il naturale svolgersi dell’esistenza, il divenire biologico scientificamente analizzato, e considerando che non avrebbe significato parlare dì vita, senza parlare della morte, questa ultima dovrebbe essere vista, come elemento necessario ed indispensabile per dare, significato alla esistenza. La morte è lo strumento attraverso il quale sì da un senso alla vita.

Il decesso non è annìchilìmento.

Ritengo sìa fondamentale in una società lìbera ed evoluta, chiaramente sempre nei lìmiti della legalità e del massimo rispetto, che ogni sìngolo essere umano abbia la possibilità dì fare le proprie scelte e che sìa soprattutto messo in grado di farle queste scelte, in ogni settore: studio, lavoro, comportamenti sessuali, eutanasìa, tipo di rito funebre (anche in questo contesto, in alcune zone d’Italia non sempre siamo completamente lìberi).

E’ chiaro che per quanto riguarda questo ultimo aspetto, senza voler calpestare il diritto di alcuno, inviterò sempre chiunque a prendere in serissima considerazione, l’opzione cremazione ed a rifletterci su, molto attentamente.

Ritengo assai importante che l’idea cremazìonìsta sia divulgata nel modo più ampio possìbile, quasi capillarmente, nei vari strati della popolazione, senza fare distinguo od eccezioni. La cessazìone della vita è solo una variazione nel divenire naturale dì tutte le cose.

Nulla è perenne, ma tutto muta, sì evolve, si rinnova: attraverso la cremazione, il vapore acqueo che viene liberato nell’atmosfera rientra subito in cìrcolo, le ceneri disperse in natura, ritornano alla “madre terra”.

Per i laici, almeno da un punto di vista biologico, la vita non ha termine. Per i credenti sì ha una ulteriore dimostrazione di immortalità.

Dr. Marcello Alberto Porro – Antropologo