Che ne sarà della nostra identità digitale?

identità digitale

“A breve su Facebook ci saranno più morti che vivi. Il social network per eccellenza ha già preso le sembianze di un cimitero digitale, in costante ed inarrestabile crescita”.

Così recitava l’annuncio dato il 13 marzo 2016 sulle pagine web della BBC. La principale emittente televisiva britannica utilizzava espressioni crude e non certo rassicuranti per spiegare ciò che sarà di Facebook e degli altri social network. Secondo un’indagine effettuata da alcuni studiosi, oltre trenta milioni di profili on line su Facebook apparterrebbero a persone scomparse. Quasi un milione di questi morti digitali sarebbero residenti in Stati Uniti d’America, Paese in cui hanno avuto origine tutti i più importanti social network. Secondo queste analisi, nel 2065, o al più tardi entro il 2095, andando avanti di questo passo su Facebook ci sarebbe il temuto sorpasso con più account appartenenti a persone defunte che a vive. In Italia si registrano duecentoquarantamila morti digitali all’anno, con un trend di seicentocinquanta bacheche abbandonate a loro stesse ogni giorno per un ammontare di circa ventiquattro milioni di nostri connazionali. Tema di grande attualità è la gestione dell’eredità dei profili social dopo la morte. Al decesso dell’utente, infatti, Facebook non chiude l’account ma lascia la possibilità di gestirlo ad un parente o ad un amico fidato tramite un’apposita funzione denominata “contatto erede” trasformando il profilo del caro estinto in una sorta di bacheca commemorativa.

Per scegliere l’erede del proprio account Facebook, ciascuna persona può infatti accedere alla sezione “sicurezza” e, una volta arrivato il momento del decesso, il membro della famiglia oppure l’amico scelto potrà scrivere una pubblicazione sulla bacheca del defunto, rispondere a nuovi inviti, nonché aggiornare le immagini del profilo e della copertina. Il cosiddetto contatto erede non potrà però pubblicare a nome del defunto, cancellare o modificare pubblicazioni condivise in passato, avere accesso ai messaggi o cancellare gli amici precedentemente acquisiti sul social. L’utente ha però la possibilità anche di chiedere di cancellare il proprio account dopo la propria morte evitando così ai cari di intraprendere delle procedure attraverso le quali il social network potrebbe riprendere il controllo del suo profilo abbandonato.

Un altro tema molto dibattuto, ma allo stesso tempo molto suggestivo, riguarda la morte in diretta e la condivisione on line degli ultimi istanti di vita. In Europa si è parlato di questo tema dopo il caso di Oceane, la ragazza francese di diciannove anni  che nel maggio dello scorso anno si è suicidata in diretta su Periscope, applicazione di Twitter che permette di trasmettere in diretta dei video tramite lo smartphone. Allo stesso tempo, però, è anche d’attualità l’idea dell’immortalità digitale, argomento che non riguarda solamente i social. Ad esempio le tracce di navigazione che ciascuno lascia, i ricordi, i post e gli articoli che elaboriamo continuano a vivere al di là della morte fisica dell’essere umano di riferimento.

Di questi temi tratta “Il libro digitale dei morti” scritto da Giovanni Ziccardi ed edito da Utet, il primo testo che racconta le conseguenze future della nostra vita digitale. E’ una sorta di vademecum per chi vuole sopravvivere in rete dopo la morte o anche per chi intende scomparire del tutto senza lasciare traccia di se.

Corrado Cagliero