2 Novembre:  il giorno dei defunti. Tradizione, storia e riti.

La commemorazione dei defunti è una ricorrenza prettamente cattolica che viene celebrata il 2 novembre di ogni anno. Il colore liturgico di questa commemorazione è il viola, il colore della penitenza, dell’attesa e del dolore che molto spesso viene sostituito dal nero. Nel rito romano viene previsto che qualora il 2 novembre cada di domenica la ricorrenza venga celebrata il giorno successivo, lunedì 3 novembre. E’ usanza concepire questo giorno come festività ma la ricorrenza non è mai stata civilmente riconosciuta. In tale giorno si commemorano i defunti che alla morte non si sono redenti dai loro peccati e quindi che necessitano nel loro percorso di beatificazione della preghiera e della celebrazione della messa. Alcuni credono, fin dall’antichità, che in quei giorni i morti tornino nelle loro case di origine per cibarsi degli alimenti dei vivi. Inizialmente un rito diffuso solo nella civiltà bizantina, viene poi solo in seguito diffuso a tutta la chiesa cattolica. Si narra che fin dal principio tutti i paesi festeggiassero i morti nello stesso giorno e che esso coincidesse con quello del diluvio raccontato da Mosè dimostrando che la ricorrenza davvero celebrasse i morti, nonché peccatori che Dio aveva distrutto ai giorni di Noè. La concezione che le anime morte possano risorgere è considerata erronea dai più ed è prevalentemente una credenza occidentale per giustificare i festeggiamenti di quei giorni. Anche l’arte celebra questo giorno ed il quadro più celebre appartiene a William-Adolphe Bouguereau con “Il giorno dei morti”; un olio su tela realizzato nel 1859 ed oggi esposto al “Musée Des Beaux-Arts” di Bordeaux in Francia.

In America Centrale ad  esempio è consuetudine oltre a visitare i cimiteri come da noi, addobbare le tombe con i fiori e nel caso si tratti di un bambino è consuetudine ornale con dei giocattoli. In Messico invece, all’interno di alcune abitazioni è abitudine preparare l’altare dei morti: tale manifesto viene arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco ed un incenso. Questo perché si pensa che in tale giorno lo spirito del defunto venga a trovare i propri cari. In Italia ci si reca nei cimiteri locali per portare in dono i fiori sulle tombe dei propri cari. In molte località italiane si preparano dei dolciumi chiamati “I dolci dei morti” per celebrare la giornata. In Sicilia ad esempio si credeva che i defunti della famiglia lasciassero in dono giochi per i bambini e la frutta di Martorana insieme ad altri doni caratteristici. A Massa Carrara invece si usava aiutare i più bisognosi e chi possedeva una cantina offriva da bere un bicchiere di vino ad ognuno mentre ai  bambini  veniva messa al collo una “sfilza”, una collana fatta di mele e castagne bollite. Nella zona del Molise, Argentario invece veniva cucita una tasca sulla parte anteriore delle vesti degli orfani affinchè potessero ricevere le offerte o del cibo. Sulle tombe dei bambini defunti invece si riponevano delle scarpette affinchè gli “angioletti” potessero tornare in mezzo ai vivi. Alcuni riti greco-bizantini vengono anche celebrati nelle comunità dell’Eparchia. In Abruzzo, come gli anglosassoni, nel giorno di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche per riporvi le candele da utilizzare come lanterne. A Castel San Giorgio è consuetudine, dopo aver deposto la corona di alloro e la corona bianca per i fanciulli volati al cielo prematuramente, organizzare nell’area antistante la chiesa il concerto di musica sacra presentato dalla corale polifonica della città alla quale con entusiasmo assistono migliaia di cittadini. A Treviso è inoltre possibile degustare delle focacce chiamate “I morti vivi”. Nonostante le numerose credenze ed i riti in uso e in disuso nelle varie regioni italiane, non importa cosa prevede il rito in sé ma che quel giorno le anime dei cari defunti e delle famiglie che li commemorano trovino davvero una connessione spirituale tra di loro per sentirsi vicini ed uniti come se fossero proprio lì accanto a loro in quel momento a godere della reciproca compagnia.

Elena Pecorelli