Le infinite declinazioni del dolore

Conoscere come funzioniamo può aiutare a superare un momento così difficile e sapere che TUTTI funzioniamo in modo simile (ovviamente ognuno con la propria particolarità) ci fa sentire meno soli e più capiti

.Trattare questo argomento tanto delicato è un modo importante per poter conoscere che cosa succede in tutti noi quando perdiamo una persona che ci è stata molto vicina nella nostra storia, una persona con la quale abbiamo passato momenti felici e meno felici, con la quale abbiamo gioito, ma anche litigato. Conoscere come funzioniamo può aiutare a superare un momento così difficile e sapere che TUTTI funzioniamo in modo simile (ovviamente ognuno con la propria particolarità) ci fa sentire meno soli e più capiti.

In questa rubrica non si troverà la ricetta per non soffrire, perché la sofferenza, se gestita, capita e vissuta, aiuta a superare il tragico momento. Si cercherà di andare a chiarire e conoscere cosa succede dentro e tra di noi quando un grave lutto o una grande perdita ci colpisce. Imparare a stare nella sofferenza per superare il dolore, questo è uno dei più grandi obiettivi della nostra vita.

L’argomento è stato ampiamente trattato da eminenti studiosi della psiche, primi tra tutti, K. Abraham, S. Freud, M. Klein, J. Bowlby, i quali hanno cercato di chiarire la differenza tra l’elaborazione normale e patologica del lutto. Dai loro scritti risulta chiaro che è molto utile distinguere le componenti oggettive e soggettive che influiscono sui tempi e le modalità di elaborazione della perdita.

Vediamo in cosa consistono queste componenti.

Tra le componenti oggettive possiamo, senza ombra di dubbio, annoverare le perdite che colgono il soggetto impreparato perché causate da eventi imprevedibili: incidenti sul lavoro, incidenti stradali, terremoti, alluvioni, maremoti, infarti e malattie con decorso estremamente rapido.

Tra le componenti soggettive che influiscono sul decorso del lavoro del lutto, dobbiamo citare sicuramente l’età del soggetto, la sua situazione psicologica, le circostanze della vita in cui si trova al momento della perdita, il grado di parentela e la qualità del legame affettivo con il defunto, cioè il grado di ambivalenza.

In ogni caso, dopo la morte del congiunto, inizia per i parenti un lavoro di elaborazione della perdita che segue un decorso divisibile in fasi di durata variabile in funzione delle componenti soggettive sopra esposte.

Vediamo brevemente cosa accade in queste fasi.

La perdita di una persona amata comporta nel congiunto la necessità di svincolare l’investimento affettivo (libido) dal defunto e spostarlo su un oggetto sostitutivo. Tale lavoro, di difficile e faticosa esecuzione, è intralciato dall’azione di alcuni meccanismi difensivi e transita necessariamente per una fase di ritiro narcisistico, cioè di ritiro su di sé.

Si osserva che in un primo momento la persona diniega la morte del congiunto, non riesce a prender atto della sua scomparsa e rimane in una sorta di torpore che può durare qualche ora o qualche giorno.

Passa successivamente ad un periodo, abitualmente di durata più lunga, in cui può alternativamente negare i suoi sentimenti penosi, cercare per proiezione un responsabile della perdita in situazioni e/o persone esterne, oppure rivolgere contro se stesso le accuse della morte del congiunto.

Molto frequentemente, in questa fase, detta anche dello struggimento, il soggetto può mostrare ancora grosse difficoltà ad abbandonare l’investimento affettivo sull’oggetto.

Può succedere che una parte del proprio Sè prenda atto della perdita, mentre un’altra la rifiuti e vi sostituisca uno scenario in cui il morto continua ad esistere. In questo modo il soggetto tende ad estraniarsi dalla realtà per rifugiarsi temporaneamente nel soddisfacimento allucinatorio del desiderio. Si tratta di pseudoallucinazioni tutt’altro che rare soprattutto nelle vedovanze. Si calcola che circa il 50% dei vedovi nei dieci anni successivi alla morte del coniuge vadano soggetti a manifestazioni percettive abnormi: hanno l’impressione di vedere il defunto e di continuare a fare con lui le azioni della vita quotidiana.

Concludiamo questa breve introduzione sottolineando come il dolore può assumere tantissime declinazioni ed espressioni, queste fasi appena descritte sono semplificazioni e generalizzazioni che nella soggettività di ognuno assumono espressioni e significati unici.
Dott. ssa Agnese Musolino
Psicologa clinica e di comunità