Primavera, Pasqua e tradizioni

In giro per il mondo s’intrecciano usi e costumi

Il giorno della rinascita e della Resurrezione di Cristo è celebrato in molti paesi, non solo cristiani. E’ una ricorrenza molto sentita, i cui riti hanno origini antiche che si fondono tra il sacro e profano
Nei Paesi anglosassoni, nel giorno di Pasqua, vengono fatte rotolare giù dalle collinette centinaia di uova sode colorate. In Inghilterra, il dolce tipico sono gli “hot cross buns”, piccole brioches fatte con uvetta e cannella e decorate con una croce
fatta di glassa per ricordare la passione di Cristo.

In Finlandia i bambini si travestono da streghe e distribuiscono le loro letterine in cambio di caramelle. Cibo tipico delle festività pasquali è il “Pasha” a base di formaggio e il “Mammi”, un budino di segale. Inoltre, la domenica delle Palme, come accade in Svezia, si benedicono dei rami di pioppo bianco con le gemme.

Nei Paesi del Nord quali Germania, Svizzera e Olanda, per i più piccoli, il simbolo pasquale è il “coniglietto”, che viene rappresentato sulle finestre, oltre ai disegni di uova. La domenica di Pasqua è la giornata della caccia al tesoro per scovare le uova di cioccolato, nascoste dai genitori in giardino o in casa. Inoltre, le uova vengono decorate e appese sulle porte e sugli alberi.

In Spagna, durante la Settimana Santa si svolgono moltissime processioni, che attirano migliaia di turisti ogni anno e a cui partecipano i cosiddetti Nazarenos: penitenti incappucciati appartenenti a diverse confraternite religiose che contribuiscono a rendere le processioni ancora più suggestive.

Simili sono i riti in Portogallo, dove i festeggiamenti incominciano il Giovedì Santo, suggestiva Procissio do Ecce Homo, di Braga, guidata dai Fanricocos – uomini scalzi con tuniche e cappucci. Mentre poco più a sud, nella zona di Castelo de Vide, il rito pasquale ricorda le radici ebraiche: il sabato mattina i pastori riempiono la piazza della città per far benedire le loro greggi, sabato notte c’è la richiesta del perdono (una specie di kippur), poi dopo la messa della domenica si suonano i campanacci per accompagnare il Cortejo Aleluia. Il tutto con l’immancabile menu di festa fatto di capretto arrosto, stufato di agnello, polpette, “arrufadas” e uova di cioccolata.
A Praga e in altre città della Repubblica Ceca, in occasione della Pasqua, il grande si può andare in giro per mercatini dove, insieme alle uova colorate, all’agnello di zucchero e alla colomba, non mancano mai le tipiche fruste intrecciate con rami di salice e sonagli di legno, simboli tradizionali della festa. Le fruste infatti sono metaforicamente usate dagli uomini per donare alle donne bellezza e fertilità che in cambio gli regalano uova dai gusci variopinti. I sonagli invece vengono suonati al termine della funzione pasquale al posto delle campane. Caratteristici sono anche i mercatini nei tanti castelli e ville sparse per il paese, come quello nel castello Pernštejn Nad Bystrici.

Per gli ortodossi la Pasqua è la festa per eccellenza e non coincide con quella cattolica perché la Chiesa ortodossa per i suoi conti utilizza il calendario giuliano (il vecchio calendario di Giulio Cesare), anziché quello gregoriano. Ad esempio, in Russia a Sagorsk, dove il pope di Mosca. A mezzanotte del sabato si svolge una processione attorno alla cattedrale e la mattina di Pasqua, le famiglie russe si recano sulla tomba di un parente per consumare un picnic. La sera si fa invece un banchetto a base di carne, pesci e funghi e di “Pabcha”, un piatto a base di quark, e al termine si mangia il “Kulitch”, un panettone pasquale con ricotta dolce. Le uova sode, durante questo periodo, vengono colorate di rosso per simboleggiare la nuova vita ottenuta mediante il sacrificio di Cristo.

La Pasqua ebraica, chiamata Pesach, commemora con otto giorni di festa la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana per opera di Mosè. Molto importante è il Seder, cioè una cena che segue un preciso rituale: le posate e le stoviglie devono essere usati solo in questa occasione. I bicchieri devono esse quattro per persona. Tra i piatti non devono mancare l’agnello, il Z’roa (carne di stinco o collo di pollo arrosto o bollito), il Beitza (uova bollite, simbolo del sacrificio nel tempio e anche della nascita della nazione di Israele). Inoltre, vengono servite le erbe amare, in ricordo della schiavitù e le azzime, il pane non fermentato, segno dell’afflizione e della liberazione e il Charoset, misto di frutti nel vino, anch’esso in ricordo della schiavitù in Egitto. Inoltre, durante l’evento si prega e si legge l’Heggadah.

I musulmani invece celebrano la festa del sacrificio (in arabo ), al termine del digiuno del Ramadan, per ricordare la storia di Abramo, primo patriarca dell’Islam, la cui fede fu messa alla prova da Dio, che gli impose di sacrificare il figlio Isacco sul Monte Moira. Ma prima che l’omicidio venisse compiuto, apparve un angeloche fermò Abramo benedicendolo e dicendogli che il Signore aveva apprezzato la sua ubbidienza.

Federica Costamagna