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Elaborazione del lutto e supporto alle famiglie: la visione di Domenico Della Malva, fondatore e amministratore di Serena

Affrontare la perdita di una persona cara è una delle esperienze più delicate e complesse della vita. Nei primi momenti dopo un lutto, le famiglie si trovano spesso a vivere emozioni intense e contrastanti, mentre devono allo stesso tempo confrontarsi con decisioni e incombenze pratiche da gestire in tempi rapidi.

Domenico Della Malva, fondatore e amministratore di Serena

In questo contesto, il ruolo delle onoranze funebri non si limita all’organizzazione del servizio, ma comprende anche una dimensione di ascolto, rispetto ed accompagnamento umano. Chi opera ogni giorno a contatto con il dolore delle famiglie sviluppa nel tempo una sensibilità particolare verso le diverse modalità con cui le persone vivono la perdita. In questa intervista realizzata dal Centro Pharus di Psicologia Clinica, Domenico Della Malva, fondatore e amministratore di Serena, condivide alcune riflessioni maturate attraverso la sua esperienza professionale. Dalla gestione dei primi momenti di smarrimento alle differenze tra lutto improvviso e perdita attesa, fino all’importanza dell’empatia nel rapporto con le famiglie, emerge uno sguardo che unisce competenza professionale e attenzione alla dimensione umana del lutto.

Dal suo punto di vista professionale, quali sono le reazioni emotive più frequenti che osserva nei primi momenti dopo una perdita?

«Nella maggior parte dei casi prevalgono confusione e smarrimento. Le persone sono spesso sopraffatte dall’ansia, dal senso di urgenza e dalle numerose incombenze pratiche da affrontare in tempi rapidi. Tuttavia il lutto resta un’esperienza profondamente soggettiva: ogni famiglia vive la perdita in modo unico, con tempi e modalità che vanno rispettati».

Nota differenze significative tra chi vive un lutto improvviso e chi affronta una perdita attesa? 

«La perdita attesa consente, nella maggior parte dei casi, una preparazione emotiva dei familiari. Al contrario, il lutto improvviso è spesso vissuto con incredulità: anche dopo il funerale, molte persone faticano a realizzare l’accaduto. Il senso di vuoto e di mancanza emerge con maggiore forza in un secondo momento e richiede un’elaborazione emotiva più complessa».

Ci sono comportamenti o atteggiamenti che riconosce come segnali di un lutto particolarmente complesso?  

«In rare circostanze, la negazione dell’evento rende molto difficile sia il dialogo con il familiare incaricato di prendere decisioni, sia lo svolgimento del nostro lavoro. Questo può complicare l’organizzazione del servizio funebre nei tempi e nelle modalità concordate».

Qual è, secondo lei, il suo compito da un punto di vista emotivo nel rapporto con le persone in lutto? 

«Il mio lavoro nasce come forma di supporto in uno dei momenti più difficili della vita. Accanto alla professionalità e alla competenza, ritengo fondamentale offrire vicinanza umana ed empatia. Sentirsi accompagnati e non soli aiuta le famiglie ad affrontare con maggiore serenità ogni fase del servizio funebre».

Come riesce a mantenere un equilibrio tra professionalità ed empatia?

«Da alcuni anni ho scelto di intraprendere un percorso terapeutico, che mi ha aiutato molto. Lo considero un atto di cura verso me stesso, verso le persone a me care e anche verso i clienti, ai quali posso offrire un supporto più equilibrato e consapevole».

Se potesse dare un suggerimento a chi sta vivendo un lutto nelle prime ore o nei primi giorni, quale sarebbe? 

«In caso di perdita non improvvisa, è utile arrivare il più possibile preparati, pur sapendo che non lo si è mai del tutto. Avere le idee chiare sugli aspetti pratici, in un momento già confuso, può aiutare ad affrontare l’evento con maggiore serenità».